{"id":3538,"date":"2014-04-14T16:54:49","date_gmt":"2014-04-14T14:54:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istud.it\/imprese\/?p=3538"},"modified":"2018-06-28T18:06:34","modified_gmt":"2018-06-28T16:06:34","slug":"follia-e-ragione-in-steve-jobs","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istud.it\/imprese\/follia-e-ragione-in-steve-jobs\/","title":{"rendered":"Per una mela pallida si pu\u00f2 delirare. Follia e ragione in Steve Jobs"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/UF8uR6Z6KLc\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&#8220;Siate affamati, siate folli&#8221;. Questa esortazione \u00e8 passata alla storia dopo essere stata pronunciata da Steve Jobs alla fine del suo discorso alla Stanford University di Palo Alto il 12 giugno 2005. Alla sua morte, nel 2011, \u00e8 stata ripresa e rilanciata come sintesi di un modello di vita (quella di Jobs) incentrato sull&#8217;essere infaticabili, creativi, sulla capacit\u00e0 di osare, di essere visionari, di non accontentarsi mai, di non farsi imbrigliare da regole che mortificano lo spirito d&#8217;iniziativa.<\/p>\n<p>E d&#8217;altra parte si sa,<strong>\u00a0i folli agiscono fuori dalle regole<\/strong>. E per la verit\u00e0\u00a0<strong>spesso anche gli affamati.<span id=\"more-2932\"><\/span><\/strong><\/p>\n<p>Ad ogni modo, una frase di grande impatto soprattutto se si pensa che non \u00e8 affatto contemporanea dal momento che Jobs l&#8217;ha fatta sua dopo averla letta durante il liceo, sulla rivista &#8220;Whole Earth Catalog&#8221; nel 1971.<\/p>\n<p>Probabilmente, oggi come allora, quello di cui l&#8217;umanit\u00e0 ha sempre bisogno \u00e8 allontanarsi dalla logica rassicurante del &#8220;navigare a vista&#8221;. Anche gli anni &#8217;70 del Novecento sono stati anni difficili ma molto diversi da quelli di oggi. Mentre gli Stati Uniti uscivano dalla rovinosa guerra in Vietnam, l&#8217;Italia era impegnata a combattere un altro genere di &#8220;follia&#8221;, quello degli anni di piombo, del terrorismo. Ma \u00e8 comunque vero che i movimenti di quegli anni sono stati caratterizzati da una forza rinnovatrice tesa alla rigenerazione che pretendeva la ridefinizione delle regole sociali.<\/p>\n<p>Quanto sia possibile in questo momento, in una Italia costantemente rivolta agli errori del passato e senza alcuna visione del futuro, all&#8217;interno di organizzazioni di produzione irrigidite da anni di scelte basate quasi esclusivamente su logiche di mercato pi\u00f9 che sulla capacit\u00e0 di osare,<strong>\u00a0spronare i nostri giovani ad essere affamati e folli\u00a0<\/strong>e su queste caratteristiche improntare i loro\u00a0<strong>stili di leadership<\/strong>, mi riesce difficile dirlo.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che con Jobs pare aver funzionato. Anche se nel suo modo di interpretare la realt\u00e0, di stringere relazioni umane ancorch\u00e9 professionali, di motivare i collaboratori, sono presenti elementi non molto in linea con tutte quelle metodologie, quelle regole che da anni si discutono in ambito accademico, al fine di trovare dei modelli di comportamento finalizzati alla realizzazione di processi di comunicazione efficaci, in grado di farci raggiungere obiettivi individuali in linea con i contesti organizzativi e che tengano conto anche delle persone con cui si collabora. Valorizzando in tal modo concetti come: fiducia, ascolto, assertivit\u00e0, feedback e delega.<\/p>\n<p>Prima o poi qualcuno si decider\u00e0 a studiare gli stili di leadership a partire dalle persone che le hanno interpretate piuttosto che da modelli teorici, e allora mi chiedo: personalit\u00e0 come quelle di Steve Jobs, dove saranno collocate?<\/p>\n<p>Aveva &#8220;la convinzione profonda e incrollabile&#8221; che le regole, per lui, non valessero. Se la realt\u00e0 non si accordava con la sua volont\u00e0, Jobs la ignorava. E ci\u00f2 valeva in qualsiasi contesto, \u00e8 come quando si rifiutava di mettere la targa alla sua automobile o parcheggiava nel posto degli handicappati. Poteva essere carismatico, addirittura magnetico ma anche manipolatore.<\/p>\n<p>Ecco cosa pensava di Jobs uno dei manager della Apple, Jef Raskin: &#8220;E&#8217; un pessimo manager. Mi \u00e8 sempre piaciuto, Steve, ma ho scoperto che \u00e8 impossibile lavorare per lui. Manca continuamente agli appuntamenti e la cosa \u00e8 talmente nota da essere diventata un tormentone. Agisce senza pensare, in maniera dissennata. Non rende il merito quando dovrebbe farlo. Spesso e volentieri, quando gli si illustra una nuova idea, la contesta immediatamente dicendo che non vale niente o addirittura che \u00e8 stupida ed \u00e8 stata una perdita di tempo. Basterebbe questo a fare di lui un pessimo manager, ma se l&#8217;idea \u00e8 buona, comincia subito a parlarne in giro spacciandola per propria. Interrompe sempre e non ascolta&#8221;.<\/p>\n<p>In linea di massima, \u00e8 il pensiero espresso da tutti i collaboratori di Jobs, anche quelli che sono rimasti con lui fino alla fine e che nonostante tutto hanno intuito che insieme avrebbero avuto un posto nella storia dell&#8217;informatica. Sono coloro che sono riusciti ad accettare il suo &#8220;campo di distorsione della realt\u00e0&#8221; ovvero un incredibile miscuglio di\u00a0<strong>stile retorico carismatico, volont\u00e0 indomabile e ansia di manipolare<\/strong>\u00a0qualsiasi fatto in maniera che si adattasse all&#8217;obiettivo contingente in pratica &#8220;un modo elegante per dire che\u00a0<strong>Jobs tendeva a mentire<\/strong>&#8220;.<br \/>\nInsomma, vi piacerebbe lavorare con\/per uno che urla alle riunioni e vi da dell&#8217; imbecille sostenendo che non fate mai la cosa giusta? E, in coscienza, avreste il coraggio di proporlo come possibile stile relazionale all&#8217;interno di corsi di leadership o comunicazione? Eppure, nonostante tutto, Debi Coleman una dei membri del team Mac (e non solo lei) sostiene che &#8220;sia stata la fortuna pi\u00f9 grande del mondo lavorare con lui&#8221;, ma probabilmente non vuol dire che sia stato facile.<\/p>\n<p><strong>Era indispensabile essere aggressivi, irritanti, egocentrici per raggiungere i successi della Apple?<\/strong>\u00a0E come la mettiamo con lo stress e i conflitti prodotti da questi eccentrici comportamenti? Si devono considerare inevitabili e forse insignificanti incidenti di percorso? Voglio credere di no.<\/p>\n<p>Ma se liquidiamo tutto ci\u00f2 pensando che ci si trovi di fronte ad uno stravagante, un genio capriccioso che ha avuto fortuna, stiamo sottovalutando la questione.<\/p>\n<p>Quali sono\u00a0<strong>le regole che segue realmente una persona di successo<\/strong>? Quali sono i valori (che sono all&#8217;origine delle regole che si decide di seguire) da dare ai nostri figli perch\u00e8 diventino persone di successo? Qualche volta ho l&#8217;impressione che costruiamo favole che tormentano l&#8217;evidenza e massacrano il buon senso. E&#8217; inutile negare che accanto a coloro che si sono distinti per aver contribuito a migliorare l&#8217;umanit\u00e0 applicando regole condivise, ci sono stati altri che hanno fatto altrettanto praticando l&#8217;esatto contrario.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che le cose migliori, come purtroppo quelle peggiori, le hanno fatte coloro<br \/>\nche le regole le conoscevano ma le hanno interpretate, aggirate o addirittura ignorate. Forse si tratta solo di un dato di fatto e non ci resta che arrenderci alla direzione che ci impone la nostra bussola &#8220;interna&#8221;, orientandoci in una precisa direzione, anche se esistono altre strade.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che non ci si improvvisa trasgressori, bisogna<strong>\u00a0imparare a non rispettare le regole<\/strong>. Bisogna imparare a tenere sotto controllo il senso di colpa che deriva dall&#8217;aver compiuto qualcosa che ha danneggiato noi o qualcun&#8217;altro. Non credo affatto che tale concetto fosse presente nel vocabolario di Jobs.<\/p>\n<p>Un discorso a parte va fatto per la passione con cui ha portato avanti le sue idee: essere folli senza essere pazzi, vuol dire avvolgere di passione, di energia le proprie idee e il proprio modo di promuoverle. In fondo, e a ben vedere, la ragione non \u00e8 altro che follia regolamentata. Quando nel film Shine, David Helfgott (pianista australiano) si appresta a suonare il terzo concerto per pianoforte e orchestra (Rach 3) di Sergej Rachmaninov (particolarmente difficile) l&#8217;insegnante gli suggerisce di farlo con passione cio\u00e8 con la medesima intensit\u00e0 che deriva dal sapere che sar\u00e0 l&#8217;ultima volta, come se non potesse suonarla mai pi\u00f9. Jobs detestava sentirsi dire &#8220;non \u00e8 possibile&#8221;, &#8220;non si pu\u00f2 fare&#8221;, vedeva nei vincoli che gli altri gli ponevano l&#8217;impossibilit\u00e0 di realizzare il proprio desiderio e questo non poteva accettarlo. Non esisteva una seconda occasione; doveva essere possibile subito o si sarebbe perduto per sempre. \u00a3Si poteva piegare al proprio volere la realt\u00e0 se si aveva sufficiente passione per il prodotto&#8221;.<\/p>\n<p>Questo era il suo modo di pensare, quello che cercava nei suoi collaboratori: &#8220;Facevamo l&#8217;impossibile perch\u00e8 non ci rendevamo conto che era impossibile&#8221;.<strong>\u00a0<\/strong>Al punto che il suo team fece stampare delle\u00a0magliette con la scritta: &#8220;90 ore alla settimana e ci piace pure&#8221;.<\/p>\n<p>Difficile stargli dietro. Ma in fondo questo \u00e8 il tratto distintivo di tutti coloro che credono in ci\u00f2 che fanno e amano confrontarsi con gli ostacoli che si presentano per avere il piacere di superarli. Nulla \u00e8 altrettanto motivante di una passione che ci divora. Basti pensare a cosa siamo in grado di fare quando siamo innamorati. Ed \u00e8 anche l&#8217;unico modo per essere creativi, per produrre, generare qualcosa di a&#8221;nuovo e utile&#8221; per dirla alla Poincarr\u00e9.\u00a0<strong>Passione e impegno<\/strong>. I nostri dubbi senz&#8217;altro, ma ahim\u00e9, anche quelli degli altri. E nei contesti organizzati sono veramente molti, troppi.\u00a0<strong>La paura di infrangere le regole paralizza le azioni di coloro che per natura sarebbero portati a fare dei &#8220;tentativi&#8221;.\u00a0<\/strong>Gli errori compiuti nel rispetto delle regole in qualche modo si assolvono da soli, ma gli altri sono imperdonabili! John Lasseter (regista, tra i fondatori della Pixar, oggi direttore creativo della Pixar stessa e della Walt Disney Studios) fu licenziato dalla Disney per aver provato ad usare il computer nell&#8217;animazione (anche se in seguito \u00e8 stato corteggiato a lungo nella speranza di un suo rientro). Le motivazioni sono da sempre le stesse: \u00e8 troppo costoso, non c&#8217;\u00e8 ancora un retroterra culturale in grado di capire, non \u00e8 conforme alla politica aziendale. George Lucas racconta che quando la <a href=\"https:\/\/www.pixar.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Pixar<\/a> fu fondata &#8220;facevano cose di cui nessuno capiva il valore&#8221;, mentre i collaboratori di Lasseter dicevano di lui: &#8220;crede nelle passioni e nel modo di esprimerle&#8221;. Probabilmente Lasseter e Jobs erano destinati ad incontrarsi. Ma allora, quali sono le regole che segue la passione?. Perch\u00e8 \u00e8 impossibile immaginare uno spazio dove ci si muova in assenza di regole, come ci si trovasse in assenza di gravit\u00e0 (che comunque impone le sue regole). Cambiano in fretta, si reinventano e non lasciano spazio alla consuetudine.<\/p>\n<p>La consuetudine, riuscite ad immaginare qualcosa di pi\u00f9 statico della consuetudine? Spesso si tratta delle &#8220;applicazioni di regole non scritte&#8221; che si insinuano negli interstizi della noia e della passivit\u00e0, lasciando una scia di insoddisfazione e di pigrizia culturale che non possono in nessun modo giovare al rinnovamento dell&#8217;organizzazione, sebbene questa stessa organizzazione non faccia nulla per eliminarla.\u00a0<strong>La consuetudine, la logica del rimanere dentro uno schema che \u00e8 visibile solo dall&#8217;interno ma che in realt\u00e0 non esiste, tiene prigioniere le energie indispensabili per perseguire progetti innovativi<\/strong>. Ma per qualcuno \u00e8 cos\u00ec rassicurante!<\/p>\n<p>Personalmente, mi piacciono le regole, mi fanno sentire in &#8220;ordine&#8221;, mi fanno credere che basti metterle in pratica per far funzionare le cose. Ed \u00e8 meraviglioso. Esistono manuali pieni di regole per qualsiasi tipo di obiettivo: per far innamorare, per essere felici, per lasciare il partner, per farla franca con il capo, per vendere di pi\u00f9, per dormire meglio, non ci si pu\u00f2 sbagliare, basta seguire le regole.<\/p>\n<p>Io non so se nella vostra vita hanno funzionato, nella mia mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Siate affamati, siate folli&#8221;. 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