Iscriviti Numero 3 - Luglio 2005 Archivio
 
  Intervista a...  
 
Qual è lo stato del management italiano in una prospettiva globale?
Se dovessimo usare una formula riassuntiva in soli due punti, si potrebbe dire che (1) il management italiano sta bene, sicuramente meglio di quanto pensa l'opinione pubblica del nostro paese. Però (2) appare lampante che la globalizzazione recente ne ha indebolito l’autostima e l’autoconsapevolezza. I risultati della ricerca che abbiamo appena concluso su questo tema dicono che siamo sempre più concentrati su alcune nostre carenze (la scarsa propensione a spostarci in altri paesi, un presunto deficit di pragmatismo, la quotidiana battaglia con la lingua inglese e uno stile di comunicazione non sempre efficace) e viceversa siamo sempre meno disponibili a riconoscere a noi stessi i nostri atout distintivi, che restano legati alle capacità di innovazione creativa e di gestione della complessità: sono qualità che peraltro il mercato oggi richiede con insistenza e che i colleghi stranieri ci riconoscono quando siamo all'estero, ma che noi stessi tendiamo a dimenticare quando ne parliamo in casa.
È un momento di disorientamento, speriamo passeggero, dovuto a una visione probabilmente obsoleta del ruolo di manager e delle sue funzioni. Secondo il mio modesto parere, non è da sottovalutare: voglio dire, non lo si supera né maledicendo i cinesi né dandosi una pacca sulla spalla e facendo un sorriso posticcio. Piuttosto, risaliremo la china solo se proveremo a rinnovare i concetti di riferimento e i modelli di management. In questo senso, il ruolo delle business school può tornare ad essere cruciale come lo fu negli anni '70, però ci impone di decidere chiaramente tra due alternative: veicolare questo rinnovamento o seguire come le pecore quest’onda lunga di autocommiserazione? Idealmente tutti scelgono la prima strada, nei fatti però fare la pecora è ancora di gran lunga la strada più incentivata da noi stessi e dalle nostre istituzioni ...

Quali sono le competenze richieste oggi al global manager?
Cerco di trasferire quello che ci raccontano i numerosi manager italiani – da noi intervistati - che hanno fatto carriera globale. In termini di ‘stile’, oggi un manager globale deve dimostrare ogni giorno innanzitutto tre capacità:
  • essere in grado di sfidare lo status quo, cioè avere le capacità per spingere l’innovazione malgrado l'apparato sistematico e in certo modo rigido delle organizzazioni multinazionali;
  • avere la necessaria leadership che gli consenta di allineare culture e dare la direzione a gruppi internazionali: questo significa da un lato conoscere 'da dentro' culture di paesi diversi (leggi: esserci vissuto per un po’) e dall'altro usare meccanismi negoziali estremamente sofisticati e maturi;
  • essere un virtuoso nella riduzione della complessità, ovvero focalizzare e mettere in ordine di priorità il numero abnorme di variabili - tecniche ma anche etiche - che si presentano sulla scrivania ogniqualvolta si tratti di prendere una decisione
Quale tipo di formazione può aiutare nello sviluppo delle competenze manageriali in una prospettiva globale?
Primo: creare percorsi che si indirizzino a manager italiani orgogliosi e volitivi e non puntare sul solito recinto multinazionale griffato in cui manager da tutto il mondo vengono ad assistere alle piazzate del primo divulgatore di management à la page disponibile.
Secondo: far parlare e incontrare i protagonisti direttamente, questo significa che nelle business school i docenti tradizionali devono sparire, o si devono trasformare in registi, metteurs en scène. Ma sulla scena devono rimanere solo manager, referenti istituzionali, tecnici che si confrontano, analizzano esperienze, simulano scenari futuri. A noi resta ‘solo’ il compito di permettere che tutto questo accada e che questi incontri producano i giusti frutti. È tutt’altro che facile – lo stiamo sperimentando da qualche anno - ma è molto più ambizioso perché è più ‘di servizio’.
Terzo e ultimo: gli incontri devono essere se possibile internazionali, questo significa che se un'azienda ha bisogno di competenze manageriali perché vuole sviluppare un business in Europa dell'Est, allora queste competenze andremo a capirle insieme nella migliore scuola Rumena o Croata, invitando osservatori, membri delle istituzioni, manager di aziende e cercando di capire cosa vuol dire targeting, leadership, product mix, governance, etc. non in astratto ma lì dove serve! Questo è quello che intendo quando parlo di 'rinnovamento' e questa è la fatica che l'ISTUD sta intraprendendo in questi ultimi anni, attraverso alleanze operative con le migliori scuole europee e partecipando ai progetti più innovativi con la World Bank, la Wharton School, l'ETF. Se i manager devono fare un salto di 360° allora probabilmente lo devono fare anche i 'trainer'!

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