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Maria Giulia Marini, Responsabile dell’Area Sanità ISTUD, descrive lo stato dell’arte delle numerose attività dell’Area e ci parla degli importanti progetti in partenza.

E' realizzabile il giardino "sanità"?
Sì, ma ci vuole molta fatica, tecnologia e soprattutto cuore e cervello. E ricchezza e povertà contano sì, ma relativamente.

Alla luce di alcuni episodi recenti di cronaca legati al mondo della Sanità del nostro paese, come valuta l’attuale scenario italiano?
A livello di scenario nazionale è necessario partire dall’unificazione dei Ministeri del Lavoro, della Salute e della Solidarietà Sociale nel Ministero del Welfare. Questo è un segnale di armonizzazione e di sviluppo per costruire il dialogo tra la sanità, i servizi sociali e le politiche del lavoro e della famiglia, uscendo finalmente da una storica frammentazione, dove solo per fare un esempio concreto, la stessa persona si chiamava “paziente” per il Mistero della Salute e “disabile” per il Ministero del Lavoro e della Solidarietà Sociale.
Confido vivamente nella volontà di mantenere e consolidare questo processo di integrazione e aggiungo che tornare alla vecchia separazione equivarrebbe a fare un passo indietro, essendo l’unificazione un'avanguardia rispetto ad altri paesi. Il giardino è profondamente rinnovato.
Rimangono “erbacce infestanti” da strappare:
  • l’ossessione all’iperproduttività che sconfina nell’ “orrore della clinica che opera pazienti che non ne hanno affatto bisogno”;
  • l’arroccamento dei diversi ruoli e categorie professionali: medici separati da infermieri e da direzioni sanitarie. Dov'è il senso di équipe?
Ma parliamo del buon giardiniere. Controlla la crescita delle piante e si assicura con una costante presenza che siano in salute. Traslando il concetto alla Sanità “i controlli” dovrebbero essere integrati nel lavoro quotidiano e non organizzati ex post alla truffa economica o ad operazioni o interventi inutili. La dimensione del controllo dovrebbe essere connaturata al DNA di una organizzazione sana, pulita e con un senso morale.


L’Area Sanità della Fondazione ISTUD nei primi mesi del 2008 ha sviluppato partnership internazionali, vuole parlarci di queste collaborazioni?
Come Area Sanità ISTUD ci stiamo muovendo verso un significativo rafforzamento della Faculty con competenze provenienti dall'estero, in particolare da due paesi europei e dai loro sistemi sanitari: l’Inghilterra e la Francia. Con consulenti del Servizio Sanitario Nazionale Inglese, abbiamo siglato una partnership per la promozione in Italia nel tema della Governance in Sanità (non più solo Clinical ma Sanitaria). Abbiamo avviato una collaborazione per lo sviluppo di progetti nel settore dell'oncolgia con il Gruppo MattsonJack, centro americano di ricerca con sedi in tutto il mondo.

Quali le principali iniziative sviluppate dall’Area nell’ultimo periodo?
Il convegno organizzato lo scorso 12 settembre in Assolombarda, in cui abbiamo presentato il Progetto di Ricerca: “Evoluzione delle Competenze nella Sanità Privata Lombarda”. Dallo studio emerge chiaramente come sempre più la salute non possa essere misurata in termini di giornate di degenza, ma nel miglioramento di salute dei pazienti e nelle guarigioni, e purtroppo ancora oggi il valore è quantificato in numero di prestazioni risparmiate piuttosto che nella quantità e qualità di salute prodotta. E’ tempo che si inizi a misurare le cose giuste: i clinici spesso lo fanno già, ma a causa della frammentazione tra clinici e amministrativi, questi dati rimangono fermi ai convegni scientifici e non vengono utilizzati dall’amministrazione. Un buon controllo di gestione è finalizzato all'obiettivo clinico e non solo ragionieristico. Un valido indicatore di misura è quello dell’eccellenza: è il prodotto dell’efficacia per l’efficienza. A oggi forse abbiamo misurato principalmente l’efficienza X efficienza (quindi un’efficienza al quadrato): dove è l’efficacia? Ma eccellenza viene dal latino ex-cellere; uscire fuori dalla cantina e significa “sovrastare”: è un superlativo assoluto. Non c’è più solo spazio per il comparativo tra strutture per il cosiddetto benchmarking: no, ora è momento che le strutture tutte puntino a voler dare il meglio di loro stesse, per essere eccellenti. L’unico confronto è con sé stessi. E nei centri che abbiamo studiato questo inizia a “venir fuori” in maniera significativa.
Potrebbe essere il giunto il tempo della fine di un'inutile competizione per costruire reti intelligenti tra strutture dedicate all'offerta sanitaria.

E' tramonto del “ruolo fisso” del professionista sanitario per valorizzare invece le competenze. La focalizzazione eccessiva sul ruolo in passato ha portato a una “trappola organizzativa”. Prioritaria è ora l'attenzione ai veri bisogni dei pazienti, alle attività necessarie per “soddisfarli” , alle competenze appropriate. Importa meno da "CHI". Il ruolo diventa così "elastico e flessibile".
L' esempio presentato da Trevor Boutall è quello del Rapid Access Children Hospital, che aveva una lista di attesa di 6 mesi - un po’ troppo lunga per essere un Rapid Access -.
Attraverso una valutazione delle attività e una conseguente riorganizzazione (i medici hanno delegato molto, dando potere di firma su alcune attività agli infermieri) e un intervento formativo, il tempo di attesa si è ridotto da 6 mesi a una settimana.


Quali progetti sino alla fine dell’anno?
Da qui a fine anno l’Area Sanità oltre a consolidare le attività di ricerca e formazione tradizionali dedicate ai medici e ai professionisti sanitari, darà voce sempre di più ai cittadini e alle loro Associazioni di riferimento. Il contributo che desideriamo raccogliere dai cittadini non è critica/lamentela/denuncia, ma costruzione. Sono stati ultimati i lavori per il nuovo reparto del Centro di Ematologia del Policlinico Umberto I a Roma grazie alla voce delle famiglie e dei pazienti raccolti in "Costellazione Paziente, Famiglia e Professionista Sanitario" e ai fondi AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie – Linfomi e Mieloma).
Un altro tema che ci sta a cuore sono le cure domiciliari. Anche qui il confronto con l’estero è fondamentale e in questo caso ci stiamo confrontando con la Francia, realtà evoluta sul tema. Il sito www.cureacasa.it è uno spazio dove desideriamo raccogliere conoscenza sui modelli di cure a domicilio.
E' attivo un sondaggio a cui ciascuno di voi può partecipare.


In che modo lavorate nelle aule e nelle vostre attività di formazione?
Parlare esclusivamente di formazione è riduttivo. Il nostro approccio è aderente al lavoro dei partecipanti. Siamo maieutici. C’è una specie di contratto di uscita con i professionisti sanitari che si impegnano poi a mantenere e traslare le conoscenze acquisite nel proprio contesto. Il corso non è esercitazione fine a sé stessa ma momento di riflessione e reingegnerizzazione del proprio stile professionale. Questo approccio è coerente con la governance: tutti sono chiamati a dare proprio contributo. Non il formatore “ex-cathedra” ma il formatore al servizio dei partecipanti.

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Per maggiori informazioni sull'attività dell'Area Sanità della Fondazione ISTUD visita le pagine del sito oppure contattaci all'indirizzo areasanita@istud.it