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Il Professor Franco Mandelli parla delle azioni e dei passi concreti portati avanti in seguito ai lavori della ricerca: “Costellazione paziente, famiglia e professionista sanitario: spazi, regole e modi di convivenza assistenziale”, presentata a Roma lo scorso mese di dicembre dall’Area Sanità ISTUD.

La ricerca non è rimasta carta bianca, lettera morta, ma ha contribuito al rifacimento del reparto in tempi brevi. In che modo? Quali sono i contributi maggiori che ha dato?
La risposta a questa domanda non è difficile, perché al contrario di quello che succede abitualmente, dove si parla molto e si fanno incontri con grandi proclami ai quali non segue nulla di concreto, la ricerca ha offerto delle indicazioni molto valide e pragmatiche. Il progetto ha contribuito infatti alla sistemazione e al parziale rifacimento del reparto. I malati che hanno vissuto il vecchio reparto e ora vedono il nuovo, dicono: è cambiato tutto, è più piacevole, ci stiamo meglio, e questo è dovuto al fatto che sono cambiati i colori delle pareti, possiamo lavarci meglio nella doccia, e avere maggiore comfort. Questo ha notevolmente migliorato la qualità della permanenza. Gli stessi infermieri sono più sereni.

La ricerca è riuscita a spingere il Policlinico a prendere in considerazione questi lavori che sembravano una cosa minima, secondaria. L’impresa che ha eseguito i lavori ha seguito queste indicazioni con molta partecipazione, insieme all’arch. Pannocchi alla presenza del Direttore Sanitario e del Direttore del dipartimento Foà. Adesso bisognerebbe dare continuità ai lavori, avere i finanziamenti per proseguire nelle sistemazioni, per esempio dedicare degli spazi per i caregiver, dare la possibilità ai parenti di raccogliersi insieme, far sentire la loro vicinanza ai pazienti. Che fastidio dovrebbe dare un parente che dà un supporto psicologico, umano, morale, etico in ospedale? Questa è una cosa che si potrebbe cercare di realizzare perché i contributi maggiori che ha dato il progetto, progetto pratico è bene ricordare, non sono stati tutti sfruttati ed alcune indicazioni sono ancora da approfondire e sviluppare.
Io spero in un futuro diverso. Davanti a un periodo di incertezze e difficoltà nel mondo e in Italia, rimane la voglia di investire su una ricerca di questo tipo. L’idea di supportarla è una sfida per il futuro su cui vogliamo puntare.


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