| |
Il Professor Mandelli, Presidente AIL, discute con Fondazione ISTUD della situazione attuale della Sanità Italiana e approfondisce l'importante tema dell'assistenza domiciliare ai pazienti onco-ematologici.
Professor Mandelli, come vede la sanità Italiana in questo momento?
Noi siamo uno dei pochi paesi al mondo che fornisce assistenza gratuita a tutti. Questo è qualcosa che ci dimentichiamo spesso di dire. Gli Stati Uniti hanno appena diffuso dei dati in cui paragonavano la loro assistenza a quella italiana. Da questi dati è emerso chiaramente come siamo un paese con competenze sanitarie di altissimo livello. Non ci sono limiti al miglioramento e parlare sempre di “mala sanità” è tipico di un approccio sbagliato adottato dai mass media.
Per i pazienti oncoematologici di altissima complessità e costo che ruolo assume l'ospedale rispetto all'assistenza domiciliare?
L’ospedale ha un ruolo diverso rispetto all’assistenza domiciliare. Il paziente deve essere ricoverato quando deve effettuare procedure terapeutiche. Ci sono pazienti di due tipi: i pazienti che possono essere curati ambulatorialmente e vivere la propria malattia a casa propria sin dall’inizio, e questi sono pazienti con malattie non onerose per la cura. Ci sono poi le leucemie acute, e come trapiantati di cellule staminali, questi pazienti devono rimanere in ospedale. Mentre il trapianto da donatore deve essere fatto da ricoverato, il paziente che deve fare un trapianto con le sue cellule staminali potrebbe farlo a domicilio come avviene già in alcuni ospedali anche in Italia.
L’assistenza domiciliare è il futuro, è straordinaria, stiamo cercando di estenderla a tutti i dieci centri di Roma. Il paziente torna a casa quando non ha bisogno di essere ricoverato, con tutti i vantaggi che ne derivano.
Cosa si aspetta dall'Area Sanità di una Business School come la Fondazione ISTUD? Di quali competenze hanno bisogno in questo momento secondo lei i clinici e i decisori che operano in ambito sanitario?
Io mi aspetto molto dall’Area Sanità di una Business School come la Fondazione ISTUD. Forse avevamo bisogno proprio di un grosso appoggio di una fondazione prima di decidere come doveva essere impostata l’assistenza sanitaria in Italia. Molte delle riforme della sanità sono state fatte senza riflettere, le abbiamo adottate senza un adeguato approfondimento. I clinici devono imparare a svolgere bene il proprio ruolo, non tutti i medici devono fare la clinica, alcuni sono più adatti alla ricerca. I decisori infine avrebbero ancor più bisogno dei corsi di una business school, di un adeguamento ai tempi, di tenersi sempre aggiornati.
| |