Intervista a Giorgio D’Amore - Presidente Giovani Imprenditori Assolombarda
Dottor D’Amore, il mondo delle imprese italiane, ed in particolare quello delle imprese lombarde, su quali fattori competitivi può puntare e quali ambiti dovrebbe sviluppare per attrarre un maggior numero di “talenti” dall’estero, che riescano a dare valore aggiunto al nostro mercato del lavoro?
Guardiamo le cose da lontano. Quando parliamo di attrazione di talenti l’Italia e’ indietro da tutti i punti di vista. Il Paese e’ complessivamente statico, ha concettualmente paura, e giusto per dare un dato, solamente l’1 % dei nostri studenti universitari è straniero. In questo quadro generale diventa più chiaro il poco interesse nell’attrazione di talenti, anche rispetto ad altri contesti europei ed internazionali. Gli Stati Uniti in questo sono un modello e un’azienda come Google diventa un parametro significativo da tenere in considerazione, dal momento che uno dei due fondatori è nato a Mosca, in Russia. Analizzando la questione anche in base alla mia esperienza di Presidente dei Giovani di Assolombarda, quello che dobbiamo iniziare è la ricerca dei talenti attraverso dei canali consolidati in tutto il mondo. Non dimentichiamoci del resto che da un punto di vista imprenditoriale l’Italia negli anni ’50, ’60 e ’70 è stato un vero e proprio modello. Nel Paese, anche partendo da zero, si riusciva ad affermare una idea o un modello imprenditoriale. Questa base meritocratica che è stata propria del nostro contesto negli anni passati deve essere riaffermata e può essere il punto per ripartire.
Quale il ruolo che l’expo 2015 potrà avere nell’attrazione di lavoratori stranieri ad alta qualificazione?
La principale finalità dell’expo 2015 è quella di dare visibilità al Paese. Il motto dell’expo è molto bello: “Feeding the planet, Energy for life”, molto vicino al concetto di “Italian way of life”. In Italia si vive bene: in tutto il mondo riconoscono che il nostro stile di vita è sano, gioioso e anche positivo. Lo stile di vita italiano quindi può diventare un importante veicolo per attrarre nel nostro Paese risorse e persone di valore. E’ in questi termini che l’Expo potrà attrarre lavoratori stranieri ad alta qualificazione. Non sarà un discorso strettamente legato all’anno dell’evento Expo, ma connesso alla visibilità in termini più ampi per il Sistema Paese che un evento come l’Expo potrà garantire.
In base alla vostra esperienza quali sono le principali problematiche che le imprese si trovano ad affrontare nella gestione di lavoratori di nazionalità diverse?
Innanzitutto chiariamo e delimitiamo il campo d’analisi. Esistono più ordini di problemi e in questo occorre distinguere tra lavoratori di alto e basso livello. Per quanto concerne i primi, questi oserei dire che si riescono ad integrare “di default”. Magari possono emergere delle frizioni tra modelli manageriali o culturali, ma l’integrazione sociale è garantita proprio dal background di provenienza di queste persone. I principali problemi da dovere affrontare sono di tipo prettamente burocratico, ma è ovvio che chi entra in un’azienda italiana con un ruolo manageriale e uno stipendio relativamente alto si integra molto facilmente con i colleghi e, spesso, anche con la città in cui vive.
Molto diverso il discorso per i lavoratori di basso livello. Più scendiamo infatti nella scala sociale e maggiori sono i problemi di integrazione anche sul posto di lavoro: dalla mensa con la presenza di cibi differenziati da garantire, alle modalità di gestione e organizzazione del lavoro, fino alla condivisione e al rispetto di regole diverse. L’Italia è oltretutto un paese che tende a evitare le regole – basta pensare che il PIL italiano è per il 25% prodotto “in nero” – e sono molti i settori che non brillano certo per rispetto delle regole dove è significativa la presenza di lavoratori stranieri. Per avere persone che si integrano le regole devono essere rispettate. Aggiungo che l’immigrazione di basso profilo e’ uno specchio amplificato (e molto più complesso) di quanto avveniva anni fa in Italia, con i massicci spostamenti di lavoratori dal sud al nord.
Sono convinto che finchè continueremo a ragionare per delle teoriche “quote” di immigrati, riusciremo solo a complicare la vita ad aziende italiane che agiscono correttamente e a lavoratori che abbiano già delle competenze in linea con quelle richieste dalle aziende.
Per concludere con una proposta noi dovremmo iniziare ad andare a scegliere i lavoratori direttamente all’estero, e sviluppare dei modelli di “talent-scouting” attraverso dei canali legali, in modo da attrarre in Italia lavoratori qualificati che siano anche persone brave e oneste.
Intervista a Maurizio Ambrosini – Docente di Sociologia dei processi migratori presso l’Università degli Studi di Milano
Professor Ambrosini, l’imprenditore nella realtà di tutti i giorni riesce spesso ad anticipare la politica e la società nell’attrazione di lavoratori stranieri e nell’integrazione sociale. Come possono lo Stato e la Politica supportare questo fenomeno? Impresa e Politica si parlano abbastanza?
La politica sa che le imprese hanno bisogno di manodopera e negli ultimi anni si è lavorato molto sulle sanatorie. In quindici anni ne sono state attuate cinque, in aggiunta ai decreti flussi che non sono altro che sanatorie mascherate. Il meccanismo politico della sanatoria in pratica riconosce a posteriori quello che il mercato del lavoro ha già fatto ed attuato e molto spesso a passare è la linea secondo la quale: “è meglio sanare a posteriori che prevedere politicamente in anticipo”. Quindi spesso la politica viene dopo l’imprenditoria e questo è anche legato alla percezione della questione immigrazione da parte dell’opinione pubblica e alla non facile costruzione del consenso da parte della classe politica. Ma anche altri soggetti potrebbero fare di più: il mondo della cultura e dell’università ad esempio dovrebbero lavorare più efficacemente per fare capire alla società gli aspetti positivi del fenomeno-immigrazione e attutirne le derive negative.
Parlando di immigrazione qualificata, quali sono i possibili strumenti per l’Italia per riuscire ad attrarre questo tipo di lavoratori ed innalzare il livello medio del nostro mercato del lavoro?
Innanzitutto vorrei sottolineare come in Italia ci siano dei problemi strutturali e di sistema: la nostra economia è caratterizzata da imprese di piccola e media dimensione e le politiche in ambito universitario non sono impostate verso l’attrazione di giovani studenti dall’estero. Se si è carenti in questi ambiti, naturalmente il sistema Paese perde di attrattività. D’altro canto i nostri punti di forza sono legati alla qualità della vita, alla bellezza dei paesaggi e delle nostre città. E per i dirigenti d’azienda fruire dello stile di vita italiano può costituire un notevole vantaggio. Bisognerebbe quindi lavorare in maniera integrata alla promozione del “brand Italia”, sostenendo la lingua italiana nel mondo e favorendo politiche universitarie di scambio con altri Paesi, attraverso programmi congiunti.
Professore, quale il ruolo dei mass media e del sistema dell’informazione nella percezione del fenomeno immigrazione in Italia?
Rispondendo alla domanda direi che quello che si verifica è un fenomeno circolare: i mass media dicono quello che la gente vuole sentire, confermando delle ansie diffuse in tutti gli strati della società. Verso l’immigrato si innesca un meccanismo antropologico profondo, in base al quale il reato di un “esterno” viene percepito come più grave di quello commesso da una persona che sta già all’interno del sistema. L’immigrato fa notizia perché questa percezione è già dentro la pancia della società. Il meccanismo è complesso perché poi le notizie dei mass media vanno ad amplificare e aumentare ulteriormente le percezioni sopra descritte.
|